Il calcio piange Igor Protti: l’ultimo saluto dello “Zar”, signore del gol e della vita

“Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile trovare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia splendida famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicine, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore sempre dimostratemi e totalmente ricambiato. Sperando che sia un arrivederci e non un addio.”
Si congeda così, con un messaggio di straordinaria dolcezza e gratitudine, Igor Protti. Parole che colpiscono dritto al cuore prima del suo ultimo viaggio. Per il panorama calcistico italiano si tratta di una giornata di profonda commozione: perdiamo una figura splendida per spessore umano e, subito dopo, un attaccante d’altissimo profilo.
Lo “Zar” ha incarnato l’essenza stessa del centravanti d’altri tempi, capace di legarsi visceralmente alle piazze che ha difeso. Il suo nome rimarrà scolpito negli annali per un’impresa per pochissimi: aver conquistato lo scettro di capocannoniere in Serie A, Serie B e Serie C. Un autentico rapace d’area che ovunque ha seminato gol a grappoli, dimostrando che il talento e la fame sotto porta non temono alcuna categoria.
Il suo cammino si è intrecciato in modo indelebile con alcune maglie storiche del nostro calcio. Impossibile non partire dal quadriennio vissuto a Messina, tra il 1985 e il 1989. In riva allo Stretto, specie nella spumeggiante macchina da gol orchestrata da Zdeněk Zeman, Protti ha affinato le sue doti, facendosi conoscere al grande pubblico per la sua rapidità e l’incredibile generosità sul terreno di gioco.
L’esplosione definitiva e la consacrazione ai massimi livelli arrivano però con il quadriennio a Bari, dal 1992 al 1996. In Puglia il bomber si trasforma in un idolo indiscusso della tifoseria biancorossa, centrando l’apice della carriera nella stagione 1995/1996, quando con 24 centri si laurea re dei bomber del massimo campionato, trascinando la squadra con giocate memorabili.
Il legame più simbiotico e romantico resta tuttavia quello con il Livorno. Dopo i primissimi passi tra il 1983 e il 1985, Protti torna in terra toscana nel 1999 per rimanerci fino al 2005. È qui che diventa leggenda: sposa i colori amaranto a prescindere dalla categoria, firmando una valanga di reti che guidano il club in una scalata epica dalla Serie C1 fino al palcoscenico della Serie A e all’Europa della Coppa UEFA.
Oggi il calcio saluta non solo un grandissimo realizzatore, ma un esempio di lealtà e signorilità che ha saputo unire le tifoserie nel rispetto e nell’ammirazione. Quell’augurio finale di un “arrivederci” è la firma perfetta di un uomo che non verrà mai dimenticato. CONTINUA A LEGGERE
