Eccellenza, mister Bonfatto racconta il suo anno a Licata “Campionato straordinario, gruppo il nostro punto di forza”

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Il Licata ha vinto il campionato di Eccellenza. Il tecnico Lillo Bonfatto ha ottenuto la sua seconda promozione  in Serie D, per di più con due squadre della stessa provincia agrigentina, Canicattì e appunto la formazione canarina che, sin dalla prima giornata, ha dominato in lungo e largo il campionato, facendosi valere e ritornando nella massima categoria dilettantistica dopo un solo anno.

Il tecnico canicattese, di origini catanesi, non proseguirà il suo percorso con la formazione agrigentina. Egli é intervenuto ai nostri microfoni, parlando di vari argomenti, fra cui la scelta di non proseguire il suo cammino con il Licata.

Mister Bonfatto, grande vittoria del campionato in questa stagione con il Licata. Cosa vi ha contraddistinto maggiormente rispetto alle altre compagini?

“Credo che il nostro vero punto di forza sia stato il gruppo. Dal primo giorno abbiamo messo davanti a tutto senso di appartenenza, disponibilità al sacrificio e rispetto dei ruoli. In un campionato equilibrato come l’Eccellenza non basta avere qualità, serve continuità, capacità di soffrire e restare lucidi nei momenti di difficoltà. Noi abbiamo saputo fare proprio questo, vincendo tante partite sporche, senza mai snaturare la nostra identità di gioco. E poi c’è stato l’ambiente, società presente, tifoseria straordinaria, città che ci ha spinto ogni domenica. Questa energia si è sentita in campo.”

Cosa pensi della proposta di Spalletti di far giocare almeno un U19 in formazione nel calcio professionistico?

“L’idea di Spalletti di far giocare obbligatoriamente almeno un Under 19 nelle squadre professionistiche va nella direzione giusta, quella del coraggio sui giovani.
Noi allenatori spesso diciamo che i ragazzi devono giocare, però poi nei momenti decisivi ci affidiamo sempre all’esperienza. Una norma del genere costringerebbe i club a programmare meglio, a lavorare seriamente sui settori giovanili e ad avere più fiducia nei ragazzi. L’unico rischio è che diventi una scelta solo “di regolamento” e non di convinzione: il giovane va messo in campo per essere protagonista, non solo per riempire una casella.”

Rispetto alle esperienze con Canicattì e Sciacca, come hai trovato l’Eccellenza in questa stagione?

“L’Eccellenza resta un campionato molto competitivo, ma ogni stagione ha la sua storia.
Quest’anno ci sono tante squadre ben organizzate, sia dal punto di vista tecnico che societario. Ogni domenica era una battaglia, non esistevano partite scontate. Questo ha reso il percorso ancora più impegnativo ma anche più stimolante.”

Quali motivi hanno spinto te e il Licata a non proseguire insieme il vostro cammino nella prossima stagione di Serie D?

“Non è stata una scelta semplice. Con il Licata abbiamo vissuto una stagione straordinaria, abbiamo raggiunto l’obiettivo più importante riportando la squadra in Serie D, e per questo rimarrò sempre grato alla società, ai giocatori e alla città. Allo stesso tempo, però, ho sentito che si era chiuso un ciclo. A volte, anche dopo una grande vittoria, è giusto fermarsi, fare una riflessione personale e scegliere di intraprendere un nuovo percorso professionale. Auguro al Licata Calcio ogni bene per il futuro, è una piazza a cui resterò sempre legato e che continuerò a seguire con affetto; e chissà, magari un giorno le nostre strade potrebbero anche incrociarsi di nuovo.”

In queste prime partite dei mondiali, c’è qualche squadra, giocatore, che ti sta impressionando di più?

“In queste prime partite dei Mondiali ho visto diverse squadre già molto pronte, con idee chiare. Mi ha colpito soprattutto chi riesce ad abbinare intensità e qualità, senza avere per forza solo grandi nomi. Ci sono nazionali che lavorano da anni su un’identità precisa e si vede nella fluidità del gioco, nei movimenti senza palla, nella compattezza tra i reparti. Anche a livello di singoli sto apprezzando quei giocatori che non sono per forza delle stelle ma fanno la differenza per generosità, letture tattiche, disponibilità al lavoro per la squadra. Sono esempi perfetti da portare anche negli spogliatoi dei nostri campionati.”

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