ESCLUSIVA ChievoVerona, Costantino: “Mister Sassarini l’allenatore che mi ha segnato di più, Messina una ferita ancora aperta. Futuro? Vincere un campionato da protagonista”

Intervista esclusiva per PascalDesiato.com all’attaccante del ChievoVerona Rocco Costantino. Classe 1990 e la fame di un ragazzino. Professione bomber, una carriera costruita a forza di gol e rivincite. Nessuna scorciatoia, solo lavoro. “Corro ancora per dimostrare qualcosa a me stesso” è la frase che lo accompagna da sempre. “Ogni allenamento, ogni partita, ogni gol nasce da lì: dalla voglia di migliorarsi, di confermarsi”.
La svolta è arrivata a Pesaro con la maglia della Vis Pesaro, nel biennio 2015/2017 in Serie D. Lì Costantino ha trovato continuità e doppia cifra di reti. La consapevolezza di potersela giocare ad alti livelli. “Quell’anno ho capito che potevo farcela davvero. A Pesaro ho capito che nella vita bisogna perseverare. Dovevo dimostrare che potevo farcela”. Fondamentale in quel percorso David Passarini, che gli ha insegnato cosa significa fare l’attaccante: fame, tecnica e mentalità.
Grazie ai 30 gol segnati in due anni a Pesaro gli è valsa la chiamata tra i professionisti, in Serie C, al Südtirol. Stagione 2017/2018: alla corte di Paolo Zanetti, l’allenatore che lo ha segnato di più. “Mi ha insegnato davvero tanto. In quell’anno al mio esordio tra i professionisti realizzai 18 gol e arrivammo secondi, sfiorammo la B perdendo con il Cosenza. Legai tantissimo anche con il suo secondo Bertolini, fondamentale nei momenti di difficoltà. Se ho raggiunto quell’obiettivo lo devo anche a lui”.
Nel corso della carriera è arrivata anche l’esperienza con la maglia del Catania, stagione 2023/2024, la sua prima in terra siciliana. Lì ha scritto una pagina indelebile: il gol che ha deciso il ritorno della finale di Coppa Italia Serie C contro il Padova e regalato ai rossazzurri il primo trofeo nazionale della loro storia. “Un ricordo che vale una carriera intera”.
A seguire la parentesi alla Lucchese. Poi il desiderio di tornare in Sicilia: a Messina, stagione 2024/2025, si apre una ferita ancora aperta. Retrocessione e poca fiducia. “È una ferita dentro di me. So di non aver reso come mi aspettavo. Ci sono cose che non hanno funzionato, a livello societario e tecnico. Ma ringrazio il direttore Domenico Roma: anche queste esperienze ti fanno crescere, anche a 35 anni”. Un commento doloroso per una tifoseria che merita palcoscenici migliori: “Messina ha tifosi fantastici. Vederla retrocessa fa male, ma sono sicuro che tornerà dove merita”.
In mezzo al percorso ha indossato anche le maglie di Triestina, Bari, Modena e Monterosi. Esperienze diverse che hanno forgiato il suo cammino tra i professionisti.
Dopo un anno poco brillante al Messina, si rifà al Chievo. “Lì ho dato risposte prima di tutto a me stesso. 13 gol, reti in semifinale e finale playoff. Con Paloschi ho legato tantissimo. E con Douglas Costa ho conosciuto un grande ragazzo a livello umano: nonostante la sua fama si è reso sempre disponibile con tutti. E nonostante tutto io mi sono meritato il posto, non sfigurando insieme a loro. C’è stata rivincita, sì. Ma il compito non è finito: devo ancora qualcosa al Chievo. L’obiettivo è tornare tra i professionisti”.
Fuori dal campo, l’esperienza più forte è stata il “Cammino di Santiago“. “Mi ha insegnato a respirare, a riconoscere chi è parte della mia energia, a capire che l’obiettivo non è l’arrivo ma il miglioramento continuo”. A 36 anni Rocco Costantino non si nasconde dietro l’età. L’obiettivo resta uno solo: vincere ancora. “Il mio sogno è vincere un campionato da protagonista. Dimostrare a me stesso che posso starci attraverso l’impegno e l’amore per questo sport”. Finché le gambe risponderanno, lui continuerà a correre dietro ai suoi sogni, un gol alla volta. Perché per un bomber come lui la fame, quella vera, non va mai in vacanza. CONTINUA A LEGGERE
