Caso Messina, l’avvocato Chiacchio in esclusiva su TCF tv: «La sentenza di primo grado rischia di scardinare il sistema»

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La pesante penalizzazione inflitta al Messina dalla Giustizia Sportiva ha aperto un fronte legale e procedurale molto delicato. Entro dieci giorni arriveranno le motivazioni ufficiali della sentenza, e subito dopo la società avrà sette giorni di tempo per presentare il ricorso in appello, con l’udienza fissata indicativamente entro la prima decade di dicembre.
​Sulla vicenda è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Contropiede su TCF l’avvocato Eduardo Chiacchio, che ha fatto chiarezza sulla strategia difensiva e sui principi giuridici che regolano la materia:
​«Tutto parte da una vicenda che riguardava il vecchio Pescara del 2009. All’epoca, la Procura del nuovo Pescara aveva chiesto delle penalizzazioni per la posizione irregolare relativa al tesseramento di un calciatore, tesseramento che però era opera della vecchia società fallita. Nel dettaglio, si trattava della costituzione di una nuova società – con il nome di Delfino Pescara – che aveva acquisito il titolo sportivo e il ramo d’azienda della vecchia Pescara Calcio, la quale era stata dichiarata fallita.
​In quel frangente intervenne la giustizia sportiva: la Corte Federale, all’epoca presieduta dal giudice Coraggio – che poi sarebbe diventato presidente della Corte Costituzionale –, a grandissima maggioranza stabilì che il nuovo club, avendo acquisito il titolo sportivo dopo il fallimento della vecchia gestione, non poteva subire sanzioni disciplinari o penalizzazioni per i fatti del passato.
​Da quel momento in poi, la giurisprudenza sportiva si è mossa seguendo questo indirizzo, tutelando regolarmente le società subentrate a seguito di fallimenti.
​Se ci fosse la conferma del verdetto di primo grado, si tratterebbe di un caso isolato e senza precedenti in grado di scardinare il sistema che si è consolidato in questi anni. Per ben 17 anni, dal 2009 ad oggi, questo principio è stato ritenuto incontestabile da parte della giustizia sportiva, proteggendo decine di società in situazioni analoghe.»
​L’analisi legale prosegue evidenziando come l’eventuale convalida di questo orientamento rappresenterebbe un rischio enorme per tutto il movimento calcistico, mettendo a repentaglio la stabilità e la programmazione delle società che rilevano un titolo sportivo dopo un fallimento.
​L’ambiente resta ora in attesa delle motivazioni ufficiali, confidando fermamente che nei successivi gradi di giudizio questa decisione venga totalmente riformata per ripristinare la coerenza e la certezza del diritto sportivo

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