Catanzaro, Rispoli: “Vi racconto Fabregas. Qui sto bene e sul mister Aquilani…”
A soli 19 anni, Fabio Rispoli si sta prendendo la scena con la maglia del Catanzaro. Centrocampista di proprietà del Como, in prestito in Calabria dopo l’esperienza con la Virtus Verona, ha iniziato la nuova avventura da protagonista, giocando subito da titolare e restando in campo per tutti i 90 minuti nelle prime due giornate di campionato. “Mi sento bene, Aquilani mi ha dato fiducia sin dal primo giorno” racconta con la naturalezza di chi ha già le idee chiare sul proprio percorso”.
Il legame tra Rispoli e Cesc Fabregas è profondo. Non solo un allenatore, ma un vero punto di riferimento. “Da lui ho imparato che in questo mondo non puoi permetterti di essere timido. Il carattere fa la differenza, proprio come dimostrava lui già a 19 anni con la fascia da capitano dell’Arsenal”. Fabregas non ha mai nascosto la stima per il giovane centrocampista, ribadendola pubblicamente anche in più occasioni: “Ogni volta che parla bene di me è motivo d’orgoglio, mi sprona a dare sempre di più”.
La carriera di Rispoli è ancora agli inizi, ma non mancano già episodi significativi. Come quando, dopo l’esonero di Longo al Como, Fabregas gli comunicò la promozione in prima squadra insieme al rinnovo di contratto: “Chiamai subito mio padre, ero così emozionato che mi vennero le lacrime agli occhi”. O come la sorpresa della famiglia a Catanzaro-Südtirol: “Al riscaldamento li ho visti in tribuna senza sapere nulla, è stato un momento speciale”.
Radici e legami familiari
Il calcio in casa Rispoli non è una novità. Lo zio Giuseppe Greco, ex attaccante del Como, debuttò in Serie A contro il Milan nel 2003. “Il 32 era il suo numero e quando posso cerco di indossarlo, è un modo per portare avanti una tradizione di famiglia”. Un percorso che Fabio ha costruito anche grazie ai suoi genitori e alle sorelle, sempre presenti e pronti a sostenerlo: “Sono la mia certezza, il mio punto di riferimento”. Nonostante la giovane età, Rispoli mostra maturità e concretezza. “Cerco di vivere il calcio con leggerezza, senza pressioni. Non mi piace nemmeno quando mi definiscono calciatore, preferisco pensare di stare semplicemente facendo quello che amo”.
L’obiettivo resta però chiaro: arrivare in Serie A, magari con la maglia del Como, e un giorno vestire l’azzurro in un Mondiale. Un sogno che coltiva anche grazie alle esperienze con la Nazionale U20 di Nunziata: “Ogni convocazione è un’emozione, indossare la maglia azzurra ha un valore unico”. Il centrocampista classe 2006 ha trovato un ambiente ideale: “Qui sto bene, il gruppo è giovane e affiatato. Aquilani ha una visione tattica molto simile a quella di Fabregas, ed è stato uno dei motivi che mi ha spinto a scegliere Catanzaro”. Osserva con attenzione giocatori come Vitinha e Joao Neves, senza però identificare un idolo assoluto. “Non mi piace avere un solo modello, preferisco imparare osservando diversi calciatori”. CONTINUA A LEGGERE