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I campionati stanno volgendo al termine. Purtroppo non é stato un anno florido per la nostra Sicilia, soprattutto dal punto di vista calcistico. Lorenzo Farris, segretario generale dell’Athletic Club Palermo, società facente parte del girone I di Serie D, alla sua primissima apparizione nella massima categoria dilettantistica, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni, attraverso un’intervista scritta.

Direttore Farris, cosa ne pensa delle retrocessioni di Trapani e Siracusa?

“Le norme Federali sono chiare e le tempistiche per adempiere agli impegni anche. Purtroppo se non si programma economicamente una stagione si rischia la disfatta sportiva oltre che quella finanziaria. Se si pensi che senza i 25 punti di penalizzazione, conquistati sul campo, i granata sarebbero in zona play off e che anche il Siracusa si giocherebbe qualcosa di importante tramite i play out con gli 11 punti in più ti fa capire l’importanza della programmazione.

Al di là di tutto è un dispiacere per l’intera Regione Sicilia. Un peccato per l’intero movimento calcistico del territorio, che rappresenta una delle più belle regioni d’ Italia se non del mondo e con un potenziale in termini di giovani calciatori non indifferente. E pensare che un paio di decenni fa Palermo, Messina e Catania si giocavano i derby nella massima serie…”

Nella prossima stagione, la Sicilia si ritroverà, a meno che la Nissa non vinca il campionato di Serie D, con sole due squadre professionistiche che sono Palermo e Catania. Come mai, secondo lei, si è arrivati a ciò?

“Gli investimenti nel calcio dovrebbero essere previsti a lungo termine, programmati per tempo e con lungimiranza, che non significa andare al risparmio. La gestione poi dovrebbe essere affidata a manager del calcio, che non è cosa scontata, ahimè.

Le vittorie sul campo sono figlie di tanti aspetti, tante situazioni. Vincere come Società significa invece esserci, essere presente sul territorio, con programmazione, continuità e solidità.

Ma per arrivare a livelli importanti le Società del calcio dovrebbero effettuare investimenti di un certo tipo, iniziando dalle strutture, principalmente. La Sicilia ne è carente e da troppo tempo, nonostante l’aiuto delle istituzioni.”

 

La Giustizia sportiva , nelle varie situazioni, riserva una complicata lentezza.  Ne è stata vittima l’Aragona che, a seguito del ricorso presentato dall’Alcamo, per la gara contro il Casteltermini, dovrà disputare lo spareggio per vedere chi salirà in Eccellenza nella prossima stagione e chi invece continuerà la sua stagione giocando i play off. Cosa ne pensa a riguardo?

“La giustizia sportiva consta di più gradi di giudizio che inevitabilmente rallentano la risoluzione delle controversie, anche se in fase di finale di campionato il legislatore abbrevia i termini proprio per evitare intoppi che molto spesso hanno portato al congelamento di play off o play out o addirittura a rimodulare classifiche con evidente malcontento.

Si dice che il campo ha sempre ragione, come le norme che lo regolamentano (NOIF), però. Certo capisco la doccia fredda dell’Aragona, ma è corretto lo spareggio tra le due squadre per vincere il campionato visto l’errore commesso dal Casteltermini nella distinta di gara a favore poi dell’Alcamo.”

 

 

⁠Per la terza edizione, l’Italia non parteciperà ai mondiali. Da dove deriva questo declino?

 

“Il declino deriva da un problema culturale, secondo me.  Valori come il sacrificio, la determinazione, la tolleranza, ma anche l’accettazione delle difficoltà o ancor meno della sconfitta o della bocciatura per poi ripartire non sono presenti ne nei nostri giovani ragazzi, men che meno nell’ambiente che circonda i settori giovanili.

E questo si rispecchia poi un po’ su tutto… ma sono fiducioso in una rinascita (sono sempre un positivo di natura). Come ha fatto la Federazione Italiana Tennis, una decina di anni fa, cambiando metodo e metodologia, diventando oggi un fiore all’occhiello made in Italy a livello internazionale (10 italiani nei primi 30 al mondo), anche la FIGC con nuovi uomini e strategie potrà ritornare ad essere quella di una volta.”

 

 

Cosa ne pensa della proposta di Spalletti di far giocare obbligatoriamente un under 19 in ogni squadra italiana?

 

“È quello che ho detto prima, secondo me è una questione culturale. In spagna non esiste l’obbligo a far giocare giovani under 21, ma guarda caso è il campionato dove le società impiegano maggiormente i giovani in prima squadra. È un metodo, una forma mentis.”

 

 

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