ESCLUSIVA, Coppa: “Girone I? Queste le mie candidate al campionato. Enna? Vi dico il mio pensiero. Nissa? Dispiace per l’esonero di Di Gaetano. Lo schermo diventa sfogo facile per insulti personali come accade spesso contro presidenti e allenatori”

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Intervista esclusiva per PascalDesiato.com a Marco Coppa allenatore con licenza UEFA A e direttore sportivo abilitato, ed ex tecnico di Acicatena, Taormina, Paternò, Giarre, Atletico Catania, Sicula Leonzio, Biancavilla, Akragas, Licata e Acireale.

Il Girone I quest’anno sembra avere diverse squadre costruite per vincere: secondo lei quali saranno i fattori decisivi in questo campionato? “Credo sia l’anno giusto per la Reggina ma non sarà semplice neanche questa stagione perché credo che Vibonese, Igea e Nissa potranno dare fastidio fino alla fine. A proposito della Nissa mi dispiace molto per l’esonero di mister
Di Gaetano”.

C’è una squadra che, per organico e investimenti, secondo lei sta rendendo meno rispetto alle aspettative? Sulla situazione dell’Enna cosa si sente di dire? “C’è sicuramente qualche squadra che sta facendo fatica ma siamo solo all’inizio ed è tutto recuperabile. Non conosco le vicende dell’Enna quindi non mi permetto di commentare ma mi auguro invece, soprattutto per i tifosi essendo al corrente quanto tengano alla loro squadra, che possa risolversi la situazione e che possano proseguire questo campionato”.

Quanto dovrebbe pesare il giudizio dell’allenatore nella costruzione della rosa? È ancora il tecnico a scegliere i giocatori oppure il mercato viene deciso sempre più dalla società e dal direttore sportivo? “Sono convinto che il Direttore debba lavorare in simbiosi con l’allenatore, nella costruzione di una idea di squadra sotto il profilo tecnico/tattico, del Mister. Certamente il Direttore ha il dovere di dover conoscere talmente tanti calciatori che non tocca neanche al mister dover conoscere. Come credo sia anche giusto accontentare il mister lì dove ci sia una richiesta ben precisa su un calciatore in particolare”.

Quanto è diventato difficile lavorare in un ambiente nel quale ogni scelta tattica, ogni sostituzione e ogni errore vengono immediatamente discussi pubblicamente compresi i social? “Se mi chiedi dei social, io credo che oggi ci troviamo davanti ad un decadimento sociale mai visto. Perché se la gente si limitasse a commentare i risultati e quindi a pensare che un presidente o un allenatore non siano capaci a fare il proprio mestiere, anche se spesso commentato da chi non ha nemmeno i requisiti per farlo, ma allora andrebbe benissimo perché comunque il calcio è di Tutti. Ma quello che sta accadendo ad alcuni presidenti di società gloriose, senza bisogno di far nomi, ma anche a tanti altri soggetti esposti addetti ai lavori, direttori, come d’altronde anche al sottoscritto o a tanti altri colleghi fino ad un recente passato, è il risultato del branco che insulta perché si crea una finta unione di gruppo. Invece la realtà è da ricercare dentro ad una grande frustrazione, insicurezza, rabbia accumulata ma ancor peggio una grande invidia e tutto ciò mi dispiace per loro. Lo schermo diventa sfogo facile per disagi personali. E non voglio a tal proposito neppure ripensare a quello che è successo in Serie A durante il minuto di raccoglimento per Mazzola perché questo basterebbe a descrivere quale sia la situazione attuale della nuova generazione all’interno del sistema calcio in generale. La vicenda Antonini? Non conosco il presidente come non conosco la situazione del Trapani fuori dal campo. Ma è certo che qualsiasi commento offensivo che avviene sui social sotto il profilo personale, e come per il presidente Antonini vale anche per tutti gli altri addetti ai lavori, sia il frutto di un grande disagio personale ed infelicità da parte di chi ha come obiettivo quello di insultare dietro uno schermo. Personalmente li considero parassiti dell’esistenza altrui.
Se poi il commento è di natura professionale allora saranno liberi di pensare se un allenatore o un presidente o ancora un direttore sia capace di fare il proprio mestiere perché da sempre il calcio è di tutti e questo non lo si può impedire”.

Se potesse cambiare qualcosa del calcio di Serie D di oggi, cosa cambierebbe? “Io Non sono nessuno per dire cosa è giusto cambiare nel nostro calcio ma ho una certezza. Molti vogliono che questo mondo all’interno debba rimanere di basso profilo quando invece sono convinto che per lavorare nel calcio oggi devi avere competenze e conoscenze che vanno anche oltre quelle prettamente calcistiche perché anche questo mondo ad altri livelli corre e non accetta chiunque”.

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