ESCLUSIVA – Gerardo Fusco si racconta: “La Cavese, i consigli di papà Luca e il lavoro con Masitto. Qui per crescere”

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Un cognome noto al calcio campano e siciliano, ma con un’attitudine del tutto opposta a quella di famiglia. Se papà Luca ha costruito la sua carriera da difensore centrale tra Salernitana e Messina, spendendo una vita a proteggere la propria area di rigore, Gerardo Fusco ha scelto l’altra metà del campo: le reti preferisce segnarle.

Classe 2005, cresciuto nei settori giovanili di Benevento e Salernitana, il giovane attaccante sta vivendo un inizio di stagione importante con la maglia della Cavese nel Girone C di Serie C. Sono già 4 i gol messi a segno, un contributo decisivo che, insieme al lavoro di squadra e alla guida di mister Cristiano Masitto, ha spinto la squadra a quota 15 punti al settimo posto in classifica.

Una scelta di ruolo naturale e l’esempio di papà

​Scegliere la vita dell’attaccante quando in casa si è cresciuti a pane e diagonali difensive è stato un processo del tutto spontaneo per Gerardo: «In realtà questa “divergenza tattica” in famiglia non so nemmeno io come sia nata! Giocando a pallone fin da piccolino, già a 5-6 anni ho sempre fatto l’attaccante e mi è venuto naturale stare lì davanti».

La figura del padre resta comunque il punto di riferimento fondamentale per la sua crescita, dentro e fuori dal campo: «Papà è stato una figura centrale nel mio percorso, sia calcistico che di vita, come lo sono tutti i genitori. È sempre stato il mio idolo: sono cresciuto vivendo ogni giorno con la persona che avrei voluto diventare da grande e spero di avvicinarmi a lui sempre di più. Per me è un modello e un simbolo da seguire, non solo per quello che ha fatto in carriera, ma soprattutto per la persona che è. Oltre agli insegnamenti di vita, mi dà spesso consigli tattici e preziosi suggerimenti, essendomi di grande aiuto anche nel suo ruolo da allenatore».

La maturazione al secondo anno tra i professionisti

​Dopo una prima stagione d’assestamento e di apprendistato tra i grandi, l’impatto con il campionato attuale ha mostrato un calciatore con una consapevolezza del tutto nuova e con margini di crescita importanti: «L’anno scorso sono partito un po’ a rilento, com’è giusto che sia: essendo il mio primo anno tra i professionisti ho dovuto guadagnarmi lo spazio piano piano, iniziando a giocare con continuità non da subito. Ero però consapevole che durante questo secondo anno, con una stagione di esperienza alle spalle, sarei partito con una maturità diversa».

L’avvio di campionato ha sorpreso anche lui per la continuità di rendimento, pur mantenendo sempre l’attenzione orientata alle prestazioni collettive: «Diciamo che è stata una bella sorpresa anche per me un avvio del genere, soprattutto perché, oltre ai gol, stanno arrivando ottime prestazioni — che per me vengono sempre prima dei numeri personali — sia a livello individuale che di squadra. E, aspetto fondamentale, stanno arrivando i punti. Non mi aspettavo un avvio così travolgente nei numeri, ma ero sicuro che avrei fatto meglio dell’anno scorso. C’era la voglia e la fiducia di fare un salto di qualità»

La forza del gruppo e la cura Masitto

​Alla base dell’ottimo momento della Cavese c’è un’alchimia di spogliatoio solida, esaltata dal lavoro tattico e motivazionale del tecnico Cristiano Masitto: «Il segreto di questo gruppo è che in realtà non è un semplice gruppo, ma una vera e propria famiglia. Partiamo già da una buona base, dal momento che la maggior parte di noi gioca insieme dall’anno scorso. Il mister è arrivato e ci ha dato un’idea tattica ben precisa, oltre a una forte identità: ci sta trasmettendo un grande attaccamento alla maglia e una ferocia agonistica importante, cercando di tirare fuori il massimo da ognuno di noi. I risultati finora ci stanno dando ragione».

Un lavoro che per Fusco sta dando frutti preziosi anche sul piano dell’affinamento individuale: «A livello personale il mister mi sta aiutando tantissimo: essendo stato un ex attaccante, mi dà parecchi consigli utili e stiamo lavorando su tante piccole cose in cui magari ero un po’ più carente. Questo mio miglioramento, così come la crescita della squadra, è senz’altro merito suo».

​La gavetta nei settori giovanili

​Nelle parole del classe 2005 c’è la maturità di chi sa da dove è partito e quanto lavoro serva per farsi strada nel calcio professionistico, una lezione appresa durante gli anni trascorsi nei vivai di Benevento e Salernitana: «L’insegnamento più grande che mi porto dietro da quegli anni è il non mollare mai. Il settore giovanile è un periodo in cui giochi con la mente più libera e spensierata, ma ci sono state anche annate dove non ho trovato molto spazio. Quando sei piccolo e giochi meno, rischi un po’ che ti passi quel divertimento puro. A me però quella passione non è mai passata: sono sempre rimasto in silenzio a lavorare sodo. Anzi, proprio nei momenti in cui giocavo di meno ho imparato a raddoppiare gli sforzi. Questa è una mentalità che mi porto dietro ancora oggi: lavorare in silenzio per migliorarsi ogni giorno e, quando la chance finalmente arriva, farsi trovare pronti per sfruttarla al massimo».

Un atteggiamento umile che si riflette anche di fronte ai paragoni con la nuova ondata di giovani bomber italiani che si stanno mettendo in mostra tra i professionisti: «Non mi sento ancora di far parte di un gruppo del genere, perché parliamo di giovani calciatori che sono già importanti e che militano in categorie superiori. Sono davvero felice per i loro successi: con Raimondo ad esempio ho avuto modo di legare quando è stato a Salerno ed è un ragazzo per cui tifo particolarmente. Da parte mia, cerco di non fare troppi paragoni e di non posare lo sguardo troppo lontano. Il mio unico pensiero oggi è dare il massimo per aiutare la Cavese e i miei compagni, cercando di crescere passo dopo passo».

Piedi per terra e sguardo al futuro

​Nonostante l’eccellente rullino di marcia e la media punti da alta classifica, la rotta tracciata dall’attaccante per il prosieguo della stagione rimane chiara e rigorosa: «Personalmente non mi sono prefissato una cifra o un obiettivo rigido: in ogni allenamento e in ogni partita cerco semplicemente di dare il massimo per migliorare il mio score e aiutare la squadra. Non mi pongo limiti sotto questo punto di vista».

Sul cammino della Cavese, invece, Fusco richiama tutti all’umiltà e al valore della linea verde promossa dal club: «Per quanto riguarda la squadra, dobbiamo assolutamente mantenere i piedi per terra: il nostro obiettivo principale resta la salvezza. Siamo una squadra giovanissima, scendiamo in campo ogni domenica con 4 o 5 under titolari oltre a quelli che subentrano a gara in corso, ed è un aspetto che dà ancora più valore a ogni singolo punto che conquistiamo. Stiamo facendo risultato su campi difficilissimi e contro corazzate costruite con soli giocatori over per puntare ad altri traguardi: questo premia ed evidenzia l’ottimo lavoro che la società porta avanti ogni giorno. Cercheremo di mantenere la media punti il più alta possibile per raggiungere la salvezza prima possibile. Poi, una volta blindata la categoria, vedremo cosa si potrà fare, ma la parola d’ordine resta piedi per terra e lavoro duro». CONTINUA A LEGGERE

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