ESCLUSIVA Enna, il ds Cammarata: “Il presidente non ci sta facendo mancare niente. Ma a causa di altro ogni giorno siamo costretti a chiederci dove possiamo allenarci il giorno dopo. Non abbiamo un campo stabile. Noi siamo qui, ci mettiamo la faccia e continuiamo a lavorare per questi ragazzi. Ma l’Enna Calcio non può essere lasciato solo”

Intervista esclusiva per PascalDesiato.com a Antonio Cammarata, ds dell’Enna, che parla del momento del club siciliano.
Qual è oggi la situazione dell’Enna Calcio? “Io sono alla prima esperienza da direttore sportivo, anche se vivo il calcio da sempre grazie a mio padre, che è stato giocatore e dirigente per una vita. Ma una situazione come quella che sto vivendo a Enna, sinceramente, non l’avevo mai vista. Sono arrivato con entusiasmo, con contatti importanti e con la voglia di costruire una squadra. E, nonostante tutto, questa settimana siamo riusciti a portare a Enna anche due giocatori importanti. Ma oggi il problema non è soltanto portare i giocatori: è riuscire a convincerli a restare in una situazione come questa”.
Cosa sta rendendo tutto così difficile? “Ogni giorno siamo costretti a chiederci dove possiamo allenarci il giorno dopo. Non abbiamo un campo stabile. Abbiamo pagato il campo di Calascibetta e ci siamo ritrovati con le porte chiuse. Abbiamo problemi con i trasporti, con il magazzino, con le chiavi, con il materiale sportivo. C’era tantissimo materiale, sia sportivo che medico, e oggi una parte non c’è più. È andato via il magazziniere e ci siamo ritrovati anche senza materiale. A volte abbiamo avuto difficoltà persino con la gestione del vestiario e del lavaggio delle divise”.
È una situazione che definite insostenibile? “Assolutamente sì. Una squadra di Serie D ha bisogno prima di tutto di una cosa: allenarsi. Non possiamo vivere ogni giorno pensando a dove andare, se troveremo un campo, se avremo le chiavi del magazzino o se avremo il materiale necessario. E questo diventa ancora più grave quando devi convincere un giocatore a venire a Enna. Noi abbiamo i contatti e la possibilità di portare calciatori importanti, ma poi dobbiamo essere nelle condizioni di poter offrire loro una situazione dignitosa”.
E il presidente Travagin come si sta comportando? “Su questo voglio essere molto chiaro: il presidente, per quello che vediamo quotidianamente, non ci sta facendo mancare niente. È stato lui stesso a dirci che non si aspettava di trovare una situazione così avversa nei suoi confronti. Quando è arrivato, sapeva che c’erano problemi, ma oggi stanno emergendo continuamente situazioni pregresse e debiti che vengono dal passato e che complicano enormemente la gestione. E forse, prima di giudicare soltanto il presente, bisognerebbe guardare anche a quello che è successo prima”.
Avete ancora qualcuno che vi sta concretamente aiutando? “Sì, e voglio ringraziare chi lo sta facendo. Ci sono persone che, nonostante tutto, ci stanno dando una mano. Penso soprattutto a chi ci sta aiutando con il vitto dei ragazzi. Oggi, probabilmente, è rimasto uno dei pochi punti di riferimento concreti per permettere ai nostri giocatori di mangiare e andare avanti. E queste persone vanno ringraziate, perché in un momento così difficile ogni aiuto ha un valore enorme”.
Quindi cosa chiedete oggi? “Chiediamo soltanto di poter lavorare. Se a Enna non siamo più ben accetti, allora bisogna avere il coraggio di dirlo chiaramente. Perché se nessuno vuole questa società, se nessuno vuole aiutare questa squadra, se non c’è un campo, se non ci sono sponsor e non ci sono introiti, allora bisogna trovare una soluzione. Il presidente ha già detto chiaramente che, se qualcuno vuole rilevare la società, si faccia avanti concretamente e si faccia quello che è necessario per riconoscergli quanto ha investito. Altrimenti bisogna permettergli di lavorare”.
Lei si sente responsabile di questa situazione? “Le responsabilità sono di tutti, e io per primo mi assumo le mie responsabilità come direttore sportivo. Ma una cosa voglio dirla chiaramente: scappare oggi sarebbe da vigliacchi. Io non sono venuto a Enna per scappare davanti alle difficoltà. Sono venuto per lavorare, con passione e con rispetto per questa città. Però abbiamo bisogno che qualcuno ci dia una mano. Perché noi possiamo metterci il cuore, possiamo portare giocatori, possiamo lavorare giorno e notte, ma senza un campo dove allenarsi e senza le condizioni minime per lavorare, diventa impossibile”.
Qual è il suo messaggio finale alla città di Enna? “Io credo che sia arrivato il momento della chiarezza. Non servono più parole, servono fatti. Noi siamo qui, ci mettiamo la faccia e continuiamo a lavorare per questi ragazzi. Ma l’Enna Calcio non può essere lasciato solo. Se c’è qualcuno che vuole davvero aiutare questa società, questo è il momento di farsi avanti. Altrimenti, se davvero non siamo più ben accetti a Enna, bisogna avere il coraggio di dirlo. Perché a rimetterci, alla fine, non sarà Travagin, non sarà Cammarata e non sarà un singolo dirigente. A rimetterci sarà l’Enna Calcio e tutta la città”. CONTINUA A LEGGERE

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